Percorso

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

 

Il Teatro è un gioco. Per questo venni presa al Teatro Stabile di Genova. Perché giocavo e loro credevano facessi sul serio.

Ero stanca già a 17 anni di andare a ballare avevo bisogno di un hobby intelligente. Trovai il Teatro. Dapprima con un bravo regista che impartiva lezioni a ragazzi: Sandro Bobbio. Poi per una serie di fortunate casualità mi presentai alla Scuola dello Stabile di Genova. Venni selezionata e presa su centinaia di partecipanti. Restammo alla fine in una decina ( chi dice che c'era e non è in quella decina mente. Guarda le foto). Venni presa in compagnia subito. Potevo guadagnare ( non sono nata ricca ) e andare all'Università. Mi pagavano per giocare.

 

Imparai tutto con la forza di chi capisce che sta dentro un privilegio rispetto le centinaia di lavori tristi e mal pagati. Mi feci venire il sacro fuoco che non avevo.

 

Mi finsi attrice mentre dentro ero scrittrice e pittrice. Ci credettero tutti. Io per prima. Fu la grande recita della mia vita.

 

Il Teatro era un punto di fuga dalla quotidianità autorizzato.

Permetteva di continuare il gioco della bambina e il sogno di ciò che non c'è.

E' stato un parco divertimenti e una palestra di disciplina, di attenzione, di psicologia applicata alle persone, di osservazione artistica, di scoperta di straordinarie parole applicate a sintesi di luoghi espressioni tempi e concetti, una scoperta dell'Italia Città per Città e anche Cittadine di Provincia. E' stato il gioco più straordinario ch'io abbia fatto.

In Teatro s'impara a vivere, ad essere sempre insieme agli altri eppure sempre soli. S'impara ad essere lontani e sempre in piedi. S'imparano i ritmi e i tempi. Si capisce che il rapporto con gli altri ha regole e sottili regie per diventare gradevole. S'impara a condividere tutto e ad essere tremendamente individualisti.

E' come se si mettesse in scena il mondo intero e il suo esprimersi nei secoli. Passano addosso anni e civiltà parole e pensieri che non sarebbero mai stati i tuoi.

Se sei schizofrenoco guarisci. Se non lo sei ci sguazzi.

 

Poi dopo 5 anni di Compagnia me ne andai. Stracciai il contratto. Basta ripetere le parole degli altri per centinaia di volte. Erano le migliori ma non ce la facevo più. Fu la mia fortuna.

Un po' per la mia instancabile e irrefrenabile creatività, un po' per coraggio e molto per Grazia del Cielo cominciai il mio rapporto con la RAI di Roma in qualià di ideatrice di programmi, scrittrice e conduttrice in diretta di decine di programmi radiofonici.

Ero finalmente io.

Al Teatro sono infinitamente grata. E' stato il mio grande Maestro, la mia Palestra, il mio Specchio, non posso che amarlo.

Tutti dovrebbero fare teatro. 2 anni, come si faceva il militare.

 

( lo dimentico sempre, ma: sono Premio IDI per i giovani 1983 messa in scena a Roma da Ugo Gregoretti )